Progetto LAUDATO Si'

LAUDATO SI’

dalla seconda enciclica di Papa Francesco

a cura di Marco Lucchesi

 

Nel 2018 abbiamo collaborato con i nostri artisti e Maestri, ad un Progetto Speciale MIBACT di pedagogia artistica che, svolto in collaborazione con Marco Lucchesi, Teatro di Roma ed  Enciclopedia Treccani, è approdato nel 2018 sul palcoscenico del Teatro Argentina (Il Capitale di Karl Marx) come produzione del Teatro Nazionale di Roma in co-produzione con il Conservatorio Santa Cecilia.

Condividemmo in quella occasione la necessaria prospettiva di realizzazione pubblica che deve seguire ogni prassi di studio e di approfondimento; siamo convinti di aver contribuito a  questo necessario proposito e di averlo portato a termine in sinergia con alcune tra le istituzioni artistiche e culturali più importanti del nostro paese.

La necessità di una prassi rivolta al percorso formativo, e non solo performativo, degli artisti della scena e all’emancipazione dei propri strumenti di lettura e pratica critica delle opere, suggerisce, ora, questo nuovo progetto/laboratorio volto all’osservazione e alla pratica di quelli che sono i tratti fondamentali della traduzione musicale, scenica, linguistica e letterale dei testi, attraverso un approfondimento delle tematiche individuate.

Tema di questo laboratorio, diretto da Marco Lucchesi sarà la Seconda Enciclica di Papa Francesco: ” Laudato si’ “, con il suo portato sociale, civile e politico ancor prima che confessionale.

Questo scritto visionario, a leggerlo bene, potrebbe essere adottato come programma di lungo termine da ogni partito progressista e democratico.

Un nuovo progetto quindi in sinergia e continuità con una rete di istituzioni pubbliche e private che contribuiranno alla sua realizzazione e ad accoglierlo in modo ufficiale e dedicato.

LAUDATO SI’ seconda enciclica di Papa Francesco, è un grido di dolore e di allarme sulla progressiva distruzione della natura (e, inevitabilmente, della cultura): foreste, clima, oceani, rifiuti, tecnologia, monopoli, mercato, industria, coltivazioni, abusi di potere, consumati, fagocitati e prodotti in una spirale famelica che rischia di condurre alla dissoluzione.

Il Papa ci racconta, con esemplare chiarezza, di un mondo malato: foreste bruciate o abbattute per far posto a coltivazioni estese (spesso enormi monocolture), specie animali e vegetali che si estinguono, coralli grigi, cemento, asfalto, un rumore costante che cancella il pensiero, un’accumulazione che inquina la mente, paesi in cui il cibo viene buttato e paesi in cui il cibo non c’è, veleni sparsi, clima impazzito, risorse che si esauriscono, tecnologia che tutto e tutti asservisce ciecamente.

Quello che più mi ha colpito di questa analisi pacata e circostanziata del mondo che ci circonda e che noi strutturiamo e destrutturiamo incessantemente, è il tema della separazione. Separazione dalla natura, certamente, dal Creato, per usare le parole del Papa ma anche dai mezzi di produzione, dai nostri simili, dal senso della vita, dall’umanità e, infine, da noi stessi. L’illusione di onnipotenza ci rende impotenti, la brama inesausta di pienezza ci svuota, le “forze cieche dell’inconscio”, tenute a distanza, ci dominano. “Angoscia e tremore”, rifiutati in tutti i modi possibili, ci cristallizzano in un’eterna negazione. La “fugacità ci trascina in superficie in un’unica direzione”. E tutto ciò ci separa. Ci separa dalla realtà e dal senso del limite, che della realtà fa inevitabilmente parte. Ci separa dalla relazione con noi stessi e con gli altri. Ci separa dalla pietà.

La prigione di un ‘io’ chiuso e ingordo, che mal tollera il limite, l’alterità, la consapevolezza diventa la distruzione di quello stesso ‘io’ che, irrelato, perde senso e profondità e si separa da se stesso, preda del vuoto che nessun oggetto, nessuna ricchezza, nessun potere può colmare.

Fiammetta Carena (autrice del libretto/testo)